di Andrea Romanazzi

I misteri del Natale: tra tradizione e simbolismo

Il Natale è una festa intrisa di mistero, ricca di simboli che affondano le loro radici in tradizioni antiche e significati profondi.

Ci siamo già occupati della simbologia dell’albero natalizio che, , con le sue luci scintillanti e i suoi ornamenti, richiama l’immortalità della natura e il legame tra cielo e terra, un simbolo che trova eco nei culti precristiani del solstizio d’inverno.

Abbiamo poi approfondito il tema del presepe, le sue orgini e i suoi legami con i vangeli apocrifi.

Infine abbiamo scritto del ceppo natalizio, acceso per riscaldare le notti più fredde, simboleggia la luce che trionfa sulle tenebre, un rito antico che celebra il rinnovamento e il calore della famiglia. Ogni elemento del Natale racconta una storia, intrecciando sacro e profano in un’unica narrazione universale.

Parliamo ora dell’Avvento, il periodo delle quattro settimane che precede il Natale e che risale al VII secolo. Quale la sua origine? Ebbene le settimane, o meglio le quattro Domeniche, rappresenterebbero i quattromila anni, che gli uomini, dovettero attendere per la venuta del Salvatore, dopo aver commesso il peccato originale. In realtà in passato le settimane erano sei, dal giorno di san Martino al 6 gennaio ed infatti ancora oggi per le religioni Ortodosse l’Avvento dura sei settimane. E’ invece nel 1570, durante il pontificato di papa Pio V, che nel rito cristiano viene portato a quattro settimane.

All’interno del periodo dell’Avvento cadono alcune festività importanti.

6 dicembre: San Nicola. San Nicola, patrono di Bari, è avvolto dal fascino della leggenda, poiché le informazioni storiche sul santo restano frammentarie. Nato il 15 marzo 270 a Pàtara, un’antica città greca della Licia, Nicola lasciò la sua terra natale per trasferirsi a Myra, dove fu ordinato sacerdote. Tra i miracoli più celebri che gli vengono attribuiti vi è quello legato alla dote di tre fanciulle povere. Si racconta che il padre, non potendo sostenerne il matrimonio, fosse intenzionato a destinarle alla prostituzione. Nicola, mosso da compassione, per tre notti consecutive gettò attraverso la finestra aperta tre sacchi colmi d’oro, garantendo così alle giovani una vita dignitosa. Questo episodio si riflette nell’iconografia del santo, rappresentato con tre sfere dorate, simbolo di generosità e protezione. Questa leggenda contribuì a creare l’immagine di San Nicola come dispensatore di doni, ispirando la figura di Santa Claus (San Nicolaus). Durante il Medioevo, la tradizione di commemorare questo miracolo si diffuse in molte parti d’Europa, tra cui Belgio, Lussemburgo, Francia nord-orientale (specialmente in Lorena e Alsazia), Paesi Bassi, Germania e Svizzera. Il 6 dicembre, giorno della sua morte avvenuta a Myra nel 343, divenne occasione per scambiarsi doni, consolidando il legame tra il santo e il simbolismo natalizio della generosità. (per approfondimenti https://centrostudiomisteritaliani.com/2023/05/06/san-nicola-e-i-misteri-del-santo-miroblita/ )

8 Dicembre – Immacolata Concezione. Si tratta di una festa antichissima, ispirata al protovangelo di Giacomo e quindi databile inizio del II secolo. Nell’Apocrifo  Gioacchino, uomo molto ricco di Israele mentre faceva le sue offerte al tempio fu affrontato da alcuni uomini che gli dissero di non avere diritto a esser lì in quanto non aveva generato prole, infatti sua moglie Anna era sterile. La donna più volte aveva implorato il Signoredi esaudire la sua preghiera, ovvero avere un figlio finchè un angelo le apparve e disse “Anna, Anna, Il signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua parola in tutto il mondo“. Allo stesso modo un angelo apparve a Gioacchino consigliandogli di tornare a casa in quanto il Signore aveva esaudito la sua preghiera. Da qui l’idea che Maria avesse goduto di un concepimento speciale. Nel già citato Protovangelo di Giacomo, il concepimento di Maria è presentato infatti come una grazia divina. Questa credenza la ritroviamo anche nel Vangelo dello pseudo Matteo, altro scritto apocrifo dove viene esplicitato che Anna avrebbe concepito Maria senza intervento umano. Proprio per tale idea la bolla Ineffabilis Deus sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. La sera dell’Immacolata in Terra di Bari esistono una serie di tradizioni culinarie. Quasi in tutta Puglia il giorno della Vigilia dell’Immacolata si usa preparare la pasta con il baccalà. Il pesce va tagliato a tocchetti e fatto rosolare insieme a cipolla e sfumato con vino bianco. Quindi si aggiungono i pomodori e/o la passata, le olive e i capperi per portare il tutto a cottura. A Toritto c’è la fecazza spigghjuète, tipica dell’Immaccolata, di cui vi riproponiamo la ricetta presa da www.torittonline.it. “Prendete un bel po’ di cipolle lunghe bianche che mangiate crude, purificano il sangue e liberano l’intestino e sono indicate anche contro i calcoli. Per la quantità si deve tener conto del numero dei commensali e di quei parenti e amici, cui si dovrà offrire una bella fetta di “calzone”. Si affettano le cipolle sottili e si mettono in una padella a rosolare unitamente a un goccio d’olio e ad un po’ di pomodori che vengono preventivamente pelati. Quando la cipolla si spappola, si lascia raffreddare; nel frattempo si snocciolano un bel po’ di olive (di quelle che si preparano in casa il mese di novembre). Con la sfoglia più grande si ricopre il fondo e i bordi già oleati; si mette la cipolla cotta, le olive snocciolate, formaggio pecorino grattugiato (c’è chi preferisce la ricotta forte), due capperi, qualche acciuga dissalata e diliscata, un po’ di ventresca, pomodori e per ultimo una pizzicata di sale e pepe. Si ricopre con l’altra sfoglia di pasta, si fa il bordo intorno, si punzecchia la superficie con una forchetta e si manda al forno.

13 dicembre – santa Lucia.  La festività di santa Lucia apre le festività del Fuoco.  Il nome deriva dalla parola latina lux, che significa luce, che si collega con le giornate che iniziano a crescere dopo il solstizio. Ed infatti la celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d’inverno è probabilmente dovuta anche alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebrano la luce. Proprio come nel caso di san Nicola, ricadendo nel periodo dei Saturnali, anche in tale giorno si usava portare doni e dociumi. “Santa Lucia bella / che dei bimbi sei la stella / tu porti dolci e doni / a tutti i bimbi buoni / ma i regali più belli / portali ai poverelli“. In Puglia si usa preparare tarallini glassati chiamati “occhi di santa Lucia” in onore della santa che era  protettrice degli occhi per una credenza, postuma, che la vuole martirizzata con enucleazione dei bulbi oculari. In particolare il preparato zuccherato, a base di acqua e zucchero, era detto sclepp, di cui ogni donna custodiva le uniche, corrette proporzioni [Aggiungere allo zucchero a velo poca acqua calda e mescolate fino a ottenere una glassa liscia e densa]. Era inoltre in tale data che le famiglie realizzavano in casa il presepe e albero di Natale che sarebbero poi stati tolti alla Candelora.

L’Avvento è un tempo di attesa e preparazione che ci invita a rallentare il ritmo frenetico della quotidianità per riflettere sul significato più profondo del Natale. È un viaggio spirituale che unisce la dimensione sacra a quella comunitaria, attraverso gesti simbolici e tradizioni che affondano le loro radici nella storia. Che si tratti di accendere una candela della corona d’Avvento, di preparare un presepe o di condividere un momento di solidarietà, ogni gesto durante questo periodo ci ricorda l’importanza della speranza, della luce e della rinascita.

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