di Andrea Romanazzi

Quando si entra in un santuario, spesso si resta colpiti da una parete affollata di piccoli oggetti appesi, tavolette dipinte, cuori d’argento, fotografie ingiallite, stampelle o caschi da motociclista. Sono ex voto, offerte silenziose ma profondamente eloquenti, lasciate da chi ha ricevuto una grazia e vuole esprimere la propria gratitudine. Ma cosa sono davvero gli ex voto? E perché continuano ad affascinarci, mescolando arte, devozione e storia personale?

La storia degli ex voto affonda le sue radici nelle origini stesse dell’esperienza religiosa umana. Lungi dall’essere una pratica esclusivamente cristiana, l’ex voto rappresenta una delle forme più antiche e universali di comunicazione tra l’uomo e il sacro. Attraverso un oggetto, un’immagine o un’offerta materiale, il fedele esprime gratitudine per una grazia ricevuta oppure affida alla divinità una richiesta di aiuto, instaurando un rapporto personale fondato sul dono, sulla speranza e sul ringraziamento.

Le prime forme di comportamento votivo risalgono addirittura alla preistoria. Già nel Paleolitico, gli esseri umani depositavano nelle grotte offerte legate alla caccia, alla fertilità o alla sopravvivenza. Resti animali, simboli femminili e oggetti ritenuti preziosi venivano dedicati alle forze misteriose della natura o alla Grande Madre, nel tentativo di ottenere protezione, abbondanza e prosperità. Queste pratiche, pur lontane dagli ex voto nel senso moderno del termine, ne condividono la logica fondamentale: offrire qualcosa di significativo in cambio dell’intervento di una potenza superiore.

C’è un momento in cui, entrando nella piccola chiesa rurale di Quasano, in cui il silenzio si fa più denso e si tocca con mano quanto scritto sin ora. Non è solo il silenzio della campagna, è un silenzio che parla, che racconta. Basta alzare lo sguardo: le pareti sono affollate da immagini semplici, cornici dorate o scure che racchiudono piccoli dipinti, ciascuno con una storia incisa nel colore. Sono gli ex voto: testimonianze di fede, miracolo e gratitudine.

La chiesa di Quasano si trasforma così in una galleria spontanea di arte e fede. Non un museo, ma una memoria collettiva esposta. Gli artisti sono spesso anonimi, ma la loro mano è guidata dalla verità dell’esperienza. Ogni ex voto è un racconto. Non c’è bisogno di didascalie complesse: bastano pochi elementi per comprendere. In basso, la scena della “crisi” — un uomo disteso su un letto, una donna inginocchiata in preghiera, un bambino che osserva, un trattore capovolto, un bue imbizzarrito. In alto, tra le nuvole o entro un ovale dorato, appaiono la Madonna, Gesù Bambino, santi assorti o angeli custodi. La composizione è sempre la stessa, come un linguaggio visivo codificato: la terra sotto, il cielo sopra, e nel mezzo l’invisibile filo del miracolo.

Ciò che colpisce è l’onestà di queste immagini. Non c’è idealizzazione, né finzione. La casa è umile, il letto disfatto, le pareti spoglie. I volti sono ingenui, le prospettive storte. Ma è proprio in questa semplicità che si rivela la potenza emotiva dell’ex voto: non è arte per ornare, è arte per testimoniare.

In uno dei quadri più suggestivi, si nota una scena collettiva, carica di tensione ed energia: un carro trainato da buoi si imbizzarrisce tra la folla, proprio durante la festa della Madonna. È un evento realmente accaduto, e l’ex voto lo immortala con precisione quasi cronachistica: la chiesa sullo sfondo, la confusione dei fedeli, il gesto disperato di chi cerca di fermare gli animali. È il ricordo vivo di un momento in cui la devozione ha sfiorato la tragedia, e la grazia si è manifestata nella salvezza. Non un miracolo spettacolare, ma un intervento puntuale, concreto, che ha evitato il peggio in un giorno di festa.

Un’altra interessantissima tavoletta è ex voto del 1912, in passato custodito presso il Santuario e di cui oggi rimane solo una fotografia incorniciata. Questo ex voto, dipinto ad olio su rame, è un racconto visivo dettagliato di una grazia ricevuta. La scena è ambientata in una stanza domestica, raffigurata con minuzia nei particolari: un letto con lenzuola bianche, una cassapanca scura ai piedi del giaciglio, pareti spoglie ma con immagini sacre appese, tipiche dell’arredamento delle case dell’epoca.

Al centro della rappresentazione si trova un adolescente malato, disteso sul letto con il capo adagiato su un cuscino. Il giovane ha il volto pallido, l’espressione stanca e un corpo fragile, elementi che sottolineano la sua sofferenza. Accanto a lui, un medico con barba folta e abito scuro lo osserva con aria preoccupata, mentre con una mano gli tocca il polso per controllarne il battito.

A destra del letto, un gruppo di parenti è inginocchiato in preghiera: una donna, con il capo coperto da un velo nero, tiene le mani giunte e lo sguardo rivolto verso l’alto, mentre un uomo, forse il padre del ragazzo, si appoggia al letto con un atteggiamento colmo di angoscia e speranza.

La parte superiore della tavoletta è dominata da un’apparizione celeste: Cristo e la Vergine Maria, circondati da un alone di luce dorata, fluttuano tra le nubi. La Vergine, avvolta in un manto azzurro, tiene le mani giunte in preghiera, mentre Cristo, a torso nudo con il vessillo della Resurrezione, benedice il ragazzo infermo. Al centro della scena compare anche la colomba dello Spirito Santo, simbolo della grazia divina che scende sul giovane malato.

L’opera è poco nota ma in realtà schedata e pubblicata

Gli ex voto conservati nella piccola chiesa di Quasano rappresentano molto più di semplici oggetti devozionali. Essi costituiscono la memoria materiale di una comunità rurale che, per generazioni, ha affidato al sacro le proprie paure, le proprie speranze e la propria gratitudine. Dietro ogni tavoletta dipinta, ogni testimonianza votiva si nasconde una storia personale: una malattia superata, un incidente evitato, un ritorno inatteso, una guarigione attribuita all’intervento della Madonna o dei santi protettori.

Osservati nel loro insieme, questi ex voto diventano una sorta di archivio popolare della vita quotidiana di Quasano. Essi raccontano un mondo fatto di contadini, pastori, famiglie e viandanti, nel quale il confine tra la dimensione terrena e quella spirituale appariva più vicino e permeabile. Ogni offerta votiva testimonia un momento di crisi seguito da una rinascita, trasformando l’esperienza individuale in memoria collettiva.

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