di Andrea Romanazzi
Questo lungo approfondimento intende offrire una spiegazione e una proposta pratica di un rituale dedicato al culto del Sole, particolarmente indicato per la celebrazione di Lughnasadh. Il percorso si fonda sulla meditazione runica secondo il metodo elaborato da Siegfried Adolf Kummer, uno dei principali studiosi del Runenyoga. L’obiettivo non è soltanto presentare gli aspetti teorici e simbolici di questa pratica, ma guidare il lettore in un’esperienza concreta attraverso una meditazione di Runenyoga, strutturata passo dopo passo, affinché possa vivere interiormente il simbolismo solare e sperimentarne il valore spirituale e contemplativo.
Le rune costituiscono il più antico sistema di scrittura sviluppato dalle popolazioni germaniche. Le testimonianze più antiche risalgono al II secolo d.C. e sono rappresentate da brevi iscrizioni incise su armi, gioielli, pettini, fibule, amuleti e pietre commemorative rinvenuti in diverse aree dell’Europa settentrionale. L’alfabeto più antico è noto come Futhark Antico, dal nome ricavato dalle sue prime sei rune (ᚠ, ᚢ, ᚦ, ᚨ, ᚱ, ᚲ), ed è composto da ventiquattro segni. Gli studiosi ritengono che esso derivi dagli alfabeti italici settentrionali, lepontico, retico, venetico, camuno, probabilmente attraverso contatti commerciali e culturali con il mondo romano, pur sviluppando caratteristiche originali adattate alla lingua delle popolazioni germaniche. Con il passare dei secoli il sistema runico si differenziò in diverse varianti regionali. In Scandinavia, durante l’Età vichinga, si affermò il Futhark Recente, ridotto a sedici caratteri, mentre nelle isole britanniche si sviluppò il Futhorc anglosassone, ampliato fino a oltre trenta rune per adattarsi all’evoluzione della lingua inglese antica. Oltre alla funzione alfabetica, le rune possedettero fin dall’antichità un’importante dimensione simbolica e rituale. Secondo il mito, esse furono ottenute da Odino dopo il sacrificio compiuto sull’albero cosmico Yggdrasill, episodio che ne sancisce il carattere di dono sacro e di sapienza iniziatica. Con la progressiva cristianizzazione dell’Europa settentrionale e la diffusione dell’alfabeto latino, l’uso delle rune diminuì fino a sopravvivere soltanto in contesti locali e tradizionali. A partire dal XIX secolo esse furono oggetto di una riscoperta da parte di filologi, archeologi e studiosi delle religioni germaniche, mentre nel XX secolo entrarono anche nel panorama dell’esoterismo occidentale, dove vennero reinterpretate come simboli di meditazione, crescita interiore e pratica spirituale. È proprio in questo contesto moderno che nacquero le cosiddette posture runiche o Runenyoga, una disciplina ispirata al simbolismo delle rune ma priva di attestazioni nelle fonti storiche antiche.
La pratica della Runenyoga
Alla fine dell’Ottocento il mondo germanico vive una vera e propria rinascita dell’interesse per le rune. Filologi, archeologi e storici iniziano a studiarle scientificamente, mentre parallelamente alcuni ambienti occultisti attribuiscono loro significati iniziatici che vanno ben oltre il semplice valore alfabetico. In questo clima si sviluppa l’Ariosofia, una corrente esoterica che mescolava mitologia nordica, occultismo, teosofia e speculazioni sulla presunta sapienza ancestrale dei popoli germanici. Sebbene molte idee di questi ambienti siano oggi considerate pseudostoriche e alcune siano state successivamente strumentalizzate da movimenti nazionalisti, essi costituirono il terreno culturale nel quale nacque la Runenyoga. Il primo autore a elaborare un sistema organico di posture fu Friedrich Bernhard Marby (1882-1966). Marby non era un archeologo né un filologo, ma un ricercatore indipendente interessato all’occultismo, alla radiestesia e alle cosiddette “energie cosmiche”. Egli riteneva che ogni runa non fosse soltanto un segno alfabetico, ma una vera e propria forma archetipica capace di entrare in risonanza con le forze dell’universo. Secondo la sua teoria, il corpo umano poteva trasformarsi in una sorta di “antenna”. Assumendo una postura che riproduceva la geometria di una runa, accompagnandola con una respirazione controllata e con la pronuncia del relativo suono, l’individuo avrebbe favorito una sintonia tra il proprio organismo e le energie rappresentate dal simbolo. Marby definì queste pratiche Runengymnastik, ovvero “ginnastica runica”, e le considerò uno strumento di sviluppo fisico, mentale e spirituale. Pochi anni dopo, Siegfried Adolf Kummer sviluppò ulteriormente questo sistema. Nel 1932 pubblicò Heilige Runenmacht (“Il Sacro Potere delle Rune”), opera destinata a diventare il testo di riferimento della disciplina. È importante precisare che il libro non è un’opera di runologia. Non nasce come studio storico, archeologico o filologico delle rune. È un testo di occultismo, scritto con l’intento di proporre una pratica spirituale fondata sull’interpretazione simbolica delle rune. Molte delle sue affermazioni non trovano riscontro nelle fonti medievali e devono essere lette nel contesto dell’esoterismo tedesco degli anni Trenta.
Per Kummer il corpo non è un semplice contenitore, ma un mezzo attraverso il quale il simbolo prende vita. Quando una persona assume la postura della runa Algiz, ad esempio, non starebbe semplicemente imitando un disegno: diventerebbe essa stessa la rappresentazione vivente del principio di protezione espresso dalla runa. È questo il cuore della sua concezione della Runenyoga. Ogni runa viene quindi descritta attraverso diversi livelli di interpretazione. Innanzitutto ne viene illustrato il significato simbolico; successivamente viene spiegata la postura da assumere; infine vengono indicati il modo di respirare, il suono da emettere e gli effetti spirituali che l’esercizio dovrebbe produrre. Accanto alle posture, Kummer attribuisce grande importanza ai suoni vocalici che possedessero una particolare capacità vibratoria
Introduzione al Rituale Runico del Sole
Le pagine che seguono non propongono la ricostruzione di un antico rituale germanico. Nessuna fonte storica attesta infatti che le popolazioni nordiche praticassero sequenze di posture runiche organizzate come quelle qui presentate. Questa pratica, legata al culto solare, e quindi utilizzabile nelle festività pagane del sole, è stato costruito come un cammino progressivo. Le cinque rune non sono state scelte casualmente, ma rappresentano le tappe di un unico processo di trasformazione. Si parte dalla forza primordiale della Terra, si accende il fuoco della coscienza, si incontra la luce del Sole, ci si apre ad essa e, infine, si conclude con la rinascita rappresentata dal nuovo giorno.
La pratica richiede soltanto pochi minuti, un luogo tranquillo e la disponibilità ad ascoltare se stessi. Ogni postura viene mantenuta con naturalezza, senza tensione, accompagnata da una respirazione lenta e consapevole.
La sequenza completa
Uruz → KA → AR → SIG → TYR

1. Uruz (ᚢ) – Il risveglio della forza
Ogni percorso spirituale inizia dalla Terra. Prima di cercare la luce bisogna ritrovare la stabilità. Uruz rappresenta l’uro, il grande bovino selvatico che per le antiche popolazioni germaniche incarna la forza indomabile della natura. È una potenza ancora grezza, non disciplinata, ma profondamente vitale. In questa fase il praticante percepisce il proprio peso, il contatto dei piedi con il terreno e il respiro che scende verso il basso. L’immaginazione non è rivolta al cielo ma alla terra: una corrente di energia sale lentamente attraverso le gambe fino al torace. Il significato simbolico è chiaro: prima di elevarsi occorre radicarsi.
La runa Ur è la runa del fuoco primordiale, la conoscenza originaria (Ur-conoscenza), la luce originaria (Ur-luce). In questa posizione la respirazione ritmica viene ripetuta 9 volte.
Il numero nove, naturalmente, richiama il simbolismo cosmologico nordico: i nove mondi, le nove notti di Odino sull’Yggdrasill e numerosi altri elementi della tradizione.
Mentalmente immagina che la corrente terrestre, il magnetismo della Terra, penetri attraverso i piedi, risalga lungo le gambe e attraversi tutto il corpo, rafforzando la sua forza vitale e il suo magnetismo. L’energia ormai utilizzata viene infine scaricata nella terra attraverso la punta delle dita. Durante questa postura si inspira l’area e la si butta fuori pronunciando la vocale u uu-uru-uro-uruuu.
Il suono u significherebbe: «scendere», «entrare», «diventare oscuro», «periodo oscuro», «circolazione», «ripetizione»; designerebbe inoltre il buru (terra), il suolo, la terra, la caverna, la sorgente, il fossato, i prodotti della terra, le aquile, la madre terra, la casa, il nido, l’intelligenza, la dimora della madre, la sorgente materna, la “casa della sapienza”, la casa del potere.
Posizione Runica: la Runa Ka (ᚴ)
Il praticante assume quindi nuovamente la posizione retta, solleva entrambe le braccia davanti al corpo con i palmi rivolti in avanti, così che, osservato di lato, il suo corpo assuma la forma della runa Ka. Dal punto di vista simbolico è presentata come una runa di apertura alla luce e di armonizzazione con il cosmo. Il fatto che l’esercizio venga rivolto alternativamente verso Est (luogo del sorgere del Sole) e Nord (direzione privilegiata da Kummer) rafforza la sua associazione con il risveglio della coscienza e con la ricezione della forza luminosa. Durante questa postura si inspira l’area e la si butta fuori pronunciando sequenza fonetica:
ka – ke – ki – ko – ku
Posizione Runica: la Runa Ar (ᛅ)
Dal punto di vista simbolico, la runa Ar rappresenta la manifestazione della luce solare come principio di conoscenza, armonia e rinascita. Essa costituisce il momento culminante del percorso iniziato con Ur e Ka: la forza primordiale raccolta dalla Terra e il fuoco interiore si trasformano ora nella piena luce della coscienza. Rappresenta la corrente della luce solare che fluisce nell’universo. Il praticante non si limita a contemplare il Sole, ma si percepisce immerso nella sua forza vitale, lasciando che essa dissolva ogni incertezza, paura e confusione mentale. Ar è la runa del Sole nel suo massimo splendore.
Il praticante assume la posizione della runa Ar, orientandosi preferibilmente verso Oriente, dove il Sole manifesta la propria forza creatrice. La postura viene mantenuta con il corpo rilassato ma stabile, accompagnata da una respirazione lenta, profonda e regolare. Durante l’esercizio egli visualizza la luce del Sole che discende dall’alto e attraversa l’intero corpo, irradiando energia, chiarezza e armonia. Durante la meditazione il praticante può accompagnare la respirazione con una lenta vocalizzazione della A, lasciando risuonare il suono nel petto la sequenza fonetica consigliata: a – ae – ai – ao – au – arrrrr
Posizione Runica: la Runa Sig (ᛋ)
La runa Sig è la runa della forza del Sole, della vittoria, della salvezza, della luce, dell’anima, la forza solare attiva. La runa Sig è la runa del guerriero e del vincitore. Diversamente da Ar, che rappresenta il Sole come principio luminoso e ordinatore, Sig incarna il Sole nella sua dimensione dinamica: l’energia che vince, protegge e trasforma. Lo studente assume dapprima la posizione retta, e poi assume la forma della runa Sig, come illustrato nella figura. Poiché questo esercizio è piuttosto impegnativo, lo studente non deve affaticarsi eccessivamente; se necessario, può riposarsi e ricominciare. Successivamente vocalizza il suono:
Si-i-i-i-i – sa – se – si – so – su
Posizione Runica: la Runa Tyr (ᛏ)
La runa Tyr è la runa della rinascita, della procreazione, dell’annientamento e del cambiamento eterno. Essa è collegata ai nomi Tyr, Tiu, Ziu, Teut e Thor. Come il percorso a spirale del Sole, che dopo il tramonto sembra cadere lungo il Frassino Cosmico per poi rinascere e ritrovare le rune, così anche Tyr rappresenta il ritorno ciclico della vita. Se Sig rappresentava la vittoria della luce, Tyr introduce il tema del sacrificio e della rinascita. Il praticante è invitato a contemplare la morte non come una fine, ma come una trasformazione necessaria. Lo studente assume dapprima la posizione retta; quindi abbassa entrambe le braccia obliquamente lungo i fianchi fino a formare la figura della runa Tyr, come illustrato nella figura. Intona dolcemente il suono T (oppure Tyr) con una voce appena percettibile, sufficiente perché egli stesso possa udirlo interiormente. Per approfondire l’esperienza della posizione Tyr viene consigliata la seguente sequenza fonetica: ta – te – ti – to – tu




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