Il bestiario fantastico di Roccascalegna e dintorni

di Travaglini Nicoletta Camilla

La zoologia fantastica partorisce degli animali che neanche i moderni laboratori di genetica riescono a creare. Essa serve per descrivere animali realmente esistiti e non che la fantasia popolare, attraverso le leggende, ha trasformato in mostri. In ogni caso questi animali mitici e leggendari sono frutto di maledizioni. Essi sono stati inviati, a Roccascalegna e dintorni, per punirne gli abitanti che, ribellatisi alle leggi di Dio o del diavolo, devono subire la presenza di questi mostri.


I cavalli infernali
Alcune leggende affermano che le anime dei defunti sono trasportate da dei cavalli infernali che trascinano una carrozza priva di conducente. Essi attraversano, galoppando a velocità folle, il vecchio sentiero che da Roccascalegna porta al cimitero, percorrendo un ampio bosco di querce.
Una buia notte della prima metà del novecento, un uomo stava percorrendo questo sentiero, quando sentì il rumore di una carrozza che veniva verso di lui a velocità folle. L’uomo, dapprima sorpreso e poi spaventato, si nascose sul ciglio della stradina giusto in tempo per vedere questa carrozza diabolica, trascinata da dei cavalli neri come l’inferno da cui erano usciti. L’uomo vide che la carrozza era priva di conducente e gli parve di scorgere una donna all’interno di essa, probabilmente quella che era morta poche ore prima.
Un altro cavallo infernale pascola nei pressi di una grossa quercia chiamata “ Quercia di Evangelista”, sul ciglio della strada provinciale che unisce Roccascalegna a Torricella Peligna. Questo cavallo nero, con una lunga criniera, scaglia fuoco e fiamme dalle narici.
Il suo cavaliere a volte è vestito di nero ed è senza testa, a volte è vestito di bianco e riposa all’ombra della quercia; il più delle volte il cavallo è privo di cavaliere e lascia orme di fuoco.
All’imbrunire di una sera di primavera, un uomo stava tornando a casa tirando il suo asino, quando, all’altezza della famosa quercia gli parve di vedere un uomo a cavallo. L’uomo si fermò un attimo per vedere meglio il cavaliere e fu in quel momento che si accorse che l’uomo era privo di testa.
Alcuni anni prima della Grande Guerra un uomo andò a lavorare nei campi presso la quercia, quando vide un uomo vestito di bianco seduto ai piedi dell’albero.
Il contadino credette di riconoscere, in quest’uomo un suo amico che non vedeva da anni, ma non appena cerco di avvicinarsi un cavallo nero come la notte gli parò davanti. Questo demoniaco destriero lasciva impronte di fuoco e dalle sue narici emettevano fiamme. Il povero contadino fuggi via atterrito e per molti anni evitò questo posto.
Ovviamente questa è una leggenda e come tale ha un fondo di verità. Probabilmente essa è nata dalla forma ieratica della quercia, che di notte disegna strani ghirigori, quando la luna illumina i suoi rami rendendoli, agli occhi dei viandanti, vivi.


La leggenda dell’ unicorno
Una leggenda che affonda le sue radici nella notte dei tempi, narra che, in un paesino nei pressi di Lanciano, satana adirato per la troppa devozione a Dio da parte degli abitanti di questo luogo li maledisse. I poveri abitanti, quindi, prima furono colpiti dalla peste e poi videro comparire un cavallo bianco con un corno sulla testa.
Questo unicorno, oltre a spaventare i cittadini, distruggeva anche i loro raccolti, e arrivava persino ad uccidere. Questo animale appariva la notte del 31 luglio di ogni anno per terrorizzare questi luoghi fino alla fine dell’estate.
Una mattina di fine estate del dopo guerra due uomini erano andati a lavorare nei campi quando, repentinamente, la quiete della campagna fu rotta dal frastuono assordante di un cavallo bianco che correva verso di loro.
Pare che questo splendido esemplare di destriero avesse sulla fronte qualcosa come un corno. I due contadini, spaventati dall’improvvisa apparizione e ricordando la leggenda dell’unicorno, fuggirono via per rifugiarsi nelle loro case.


I lupi demoniaci
Tra gli animali leggendari i lupi, da sempre ricoprono, un ruolo speciale nelle tradizione e nelle leggende delle genti d’Abruzzo. Essi, infatti, sono considerati, animali demoniaci e trattati come tali.
Si narra che una volta un soldato della grande guerra stava attraversando il valico appenninico chiamato “Colle del Soldato” quando fu attaccato e sbranato da un branco di lupi famelici e il giorno dopo furono ritrovate solo le sue scarpe.
Questi infernali animali erano così malvagi e famelici che attaccavano qualsiasi viandante che passasse nelle vicinanze di boschi o macchie boschive. Pare che questo branco fosse guidato da un lupo di dimensioni enormi dalle forme quasi umane, un selvaggio, o forse un uomo lupo.
Secondo il racconto di un testimone oculare questo strano branco di lupi lo aggredì mentre tornava a casa tirando il suo asino. Egli vide nitidamente il capo branco, che era un lupo dalle dimensioni spaventose, afferrare il suo asino per sbranarlo; fortunatamente, l’uomo tiro il manico della zappa sulla testa del lupo che stordito indietreggiò e egli poté scappare prima che gli altri lupi gli si avventassero contro.
Il guardiano dei cinghiali fantasma
Nel 1600 a Roccascalegna vi erano grandi allevamenti di cinghiali nel territorio che da Roccascalegna conduce a Torriccella Peligna in località Aia di Rocco.
Con passare dei secoli questi vasti allevamenti si sono ridotti fino quasi a scomparire. Oggi, infatti, i pochi esemplari rimasti infestano le campagne distruggendone il raccolto.
Insieme ai pochi esemplari rimasti, non è raro incontrare anche il fantasma di un guardiano di cinghiali che pascola i suoi cinghiali fantasma. Essi, sono assolutamente silenziosi come il loro guardiano, che è eccessivamente alto e cela il suo volto scheletrico sotto un grande cappuccio marrone.


I rettili misteriosi
Altri animali infernali per antonomasia sono i serpenti. Quelli neri, per esempio, vegliano le tombe dei defunti, spaventando i parenti vivi troppo insistenti.
Esiste una lunga serie di casistica legata a questi animali, che hanno fatto di loro dei veri e propri custodi delle tenebre.
Una volta un uomo che era molto legato alla madre, quando questa morì andava tutti i giorni a pregare sulla sua tomba. Un pomeriggio, però, mentre egli cercava di inginocchiarsi un serpente nero gli si parò davanti impedendogli di pregare sulla tomba e nonostante, egli cercasse di scacciare il rettile, questo rimaneva al suo posto pronto a morderlo. L’uomo spaventato dalla tenacia del serpente si allontano velocemente per non farvi più ritorno. Alcune notti dopo, egli sognò sua madre, che gli diceva di lasciarla riposare in pace.
Una donna, che aveva perso il figlio all’improvviso, non riusciva a rassegnarsi alla sua perdita; e così tutti i giorni andava a fagli vista piangendo e disperandosi sulla sua tomba.
Un brutto giorno all’ingresso del cimitero, la donna trovò ad aspettarlo uno strano corteo di ricevimento fatto tutto da rettili neri che strisciavano da tutte le parti impedendo alla donna di accedere al cimitero. Sembrava che tutti i rettili della zona avessero deciso di incontrarsi sulla soglia del cimitero.
La donna turbata dallo strano corteo, decise che era giunta l’ora di tornare a casa e di lasciare che il figlio, finalmente, ripassasse in pace.


Il mostro del lago
Si afferma che il lago di Bomba sia infestato da uno strano mostro marino. Esso è un enorme rettile che spaventa chi attraversa il lago.
Questo mostro marino, potrebbe essere il guardiano, che veglia il sonno eterno di quelle case che furono sommerse dal lago artificiale, i cui tetti, sono visibili solo quando il livello del lago è basso.
Non è raro, infatti, vedere anche i filari di alcune vigne, di alberi o campi sommersi, ove pare che si possa scorgere, tra le tante cose anche, la nera sagoma dell’enorme serpente, che si aggira silenzioso per questi luoghi spettrali.


Il re dei serpenti
Un altro rettile misterioso è il cosiddetto “regolo oppure re dei serpenti”. Esso è chiamato così per la sua stazza. Secondo molti testimoni oculari, questo rettile, sarebbe corto e tozzo e arriverebbe a pesare sui venti chili, sulla testa avrebbe due orecchie o piccole corna, dei campanelli ai lati della testa, che muovendosi produce uno strano suono simile a sibilo.
La testa è piatta e pare che sopra vi sia un simbolo di una corona. Secondo alcuni testimoni oculari, il suo morso non è letale.
Un uomo riferisce, che morso da questo mitico serpente, finì in ospedale, dove dopo alcune settimane di convalescenza portava ancora i segni lasciatigli dal rettile.
Antonio, afferma che, il re non è aggressivo ma se molestato può attaccare l’uomo. Egli, infatti, ne ha incontrati diversi esemplari, nei territori di confini tra Bomba e Roccascalegna, dove pare che abbondino delle bacche di cui esso è ghiotto.
Se il re dei serpenti è temuto per la sua strana conformazione fisica il “pastoravacco”, invece, è considerato alla stregua di una lucertola, perché inoffensivo. Questo rettile è chiamato così, perché si attorcigliava alle gambe delle mucche al pascolo, per berne il latte. Sembra, inoltre, che molte donne lo temessero, perché non era raro, che mentre allattavano i loro piccoli in campagna, questi rettili si sostituissero ai bambini stessi.
Esso pare che sia di colore bianco e tenda a mimetizzarsi con l’ambiente circostante.


Il gran solitario
Secondo la testimonianza di molte persone, lungo la scorciatoia che da Casoli conduce a Roccascalegna, non è raro incontrare un grosso serpente, lungo circa quattro metri ed ha un diametro di circa un metro. Esso ha due piccole corna sulla testa schiacciata. La sua tana è stata ricavata all’interno della roccia arenaria che costeggia questa stradina di campagna.
Era un pomeriggio primaverile, quando Domenico decise di andare a raccogliere gli asparagi sulla scorciatoia che porta a Casoli. L’uomo attraverso un piccolo rigagnolo quando ebbe l’impressione che il terreno gli si muovesse sotto i piedi. Egli guardo e vide che aveva posato il piede sulla coda di un enorme serpente. L’uomo paralizzato dalla paura, rimase per alcuni interminabili secondi immobile, mentre il serpente fuggiva spaventato.
Un altro testimone oculare narra che, il rettile cercò di ipnotizzarlo per poi morderlo; ma non vi riuscì.
Gli abitanti del luogo sostengono che, questa serpe, viva in qui da circa cinquanta anni.

I rapaci chimerici
Tra i rapaci vi è un animale, che la fantasia popolare ha reso reale: il Piccone della Selva, che la leggenda vuole sia un feroce uccello predatore. Questo leggendario uccello usciva da un bosco di querce per divorare chiunque si trovasse nei campi a lavorare il giorno del lunedì dell’Angelo.
Un altro rapace notturno leggendario simile al barbagianni è il cosiddetto “Asinara” che ha un verso molto lugubre, simile ad grido agghiacciante che squarcia le notte invernali.
La peculiarità di questo rapace è quella di rapire i neonati, che dopo averli sollevati da terra, li lascia cadere e una volta sfracellati al suolo, ne dilaniano le carni. Questa è, ovviamente, una leggenda, anche se esiste un rapace che ha le caratteristiche simili all’Asinara, e che le notti d’inverno fa sentire il suo orribile e raccapricciante verso.
Esistono, infatti, molti testimoni oculari che sostengono di averlo visto e sono in grado di descriverlo. Esso appare, di facto, simile a un barbagianni solo un pochino più grande.
Sempre sulla scia di questi rapaci, che si collocano tra fantasia e realtà, esiste un rapace, simile ad un aquila, che riesce a rapire un agnello o un pollo, poiché la sua apertura alare è così grande da permettergli di sollevare questi piccoli animali.
Dopo la seconda guerra mondiale, alcuni testimoni oculari, sostengono di aver abbattuto un esemplare di questo rapace.
Accanto a questi rapaci irreali, convivono anche volatili esistiti ed esistenti come: le poiane, l’avvoltoio degli agnelli, le aquile, ed altri rapaci che si vedono o si vedevano volteggiare nel cielo.
Questi racconti sono frutto di esperienze vissute da testimoni oculari e non, che partendo da leggende o fatti realmente accaduti, si sono corrotti fino a diventare favole per ragazzi.

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