Le Masciare Lucane e i ponti del Diavolo

di Andrea Romanazzi

Questo articolo vuole fare una breve panoramica sulle tradizioni stregonesche lucane. Dalle regione non ci sono tramandati moltissimi processi di stregoneria, come già detto precedentemente queste figure erano un vero e proprio tassello dell’intricato tessuto sociale regionale e spesso unica speranza per il popolo.

Tracce di un processo sommario di stregoneria le troviamo a Colobraro, borgo che evoca, già solo nel nome, timori tra tutti gli abitanti della regione e non solo, tanto che molti evitano persino di nominarlo.

Il nome dell’abitato deriverebbe dal termine latino “coluber”, e cioè “serpente” e del resto i rettili sono da sempre stati un grosso problema per il borgo come testimoniato dai numerosi racconti di avvelenamento da morso. Come raccontano le tradizioni e come testimonia il notevole materiale raccolto dal De Martino di cui abbiam già anticipato qualcosa, il paese è stato da sempre un luogo “magico” popolato da fattucchiere e streghe tra cui la famosa “Cattre” masciara del secolo scorso, pubblicata proprio nel testo dall’antropologo. Per alcuni ancora ai giorni nostri la tradizione stregonesca rimane vivida in donne che, la tradizione vuole ancora organizzarsi in piccoli sabba. E’ in questo scenario che sarebbe stata bruciata nel 1500 una strega nella pubblica piazza del borgo

Il breve tour lucano può così concludersi proprio con quel paese che mostra fiero il suo aspetto al sopradetto Colobraro. L’abitato ove si svolge la vicenda, chiamato precedentemente Favale, sorge su un colle alla destra del fiume Sinni. E’ qui che abitava Isabella Morra, non di certo una strega ma la cui tragica fine ha molto in comune con le spesso umili donne troppo rapidamente condannate ed uccise.

A causa della vittoria spagnola del 1500 il padre di isabella, schierato con i francesi, è costretto ad abbandonare il borgo e a rifugiarsi a Parigi lasciando la figlia con i suoi tremendi fratelli a Favale. La ragazza, da sempre di animo gentile, era così costretta a vivere rinchiusa nel castello in compagnia della sua unica amica, la poesia, che amerà fino alla morte e del rumore del fiume Sinni che ogni tanto raggiungeva tramite passaggi segreti presenti nel castello. Nell’unica uscita dal castello, per altro scortata dai fratelli, la fanciulla incontra  lo spagnolo Diego Sandoval de Castro, signore di Nova Siri, sposato con una sua amica. Inizia così una nutrita scambio epistolare tra i due, successivamente scoperto dai di lei fratelli. Ed ecco lo scandalo, la fanciulla aveva “rapporti” con un uomo sposato, a più che altro un odiato spagnolo, e le dicerie della gente furono tali che i fratelli la uccisero nelle stanze del castello.

Fino al secolo scorso molti erano le guaritrici e i guaritori che professavano nella regione. Il tipico masciaro lucano era chiamato Zì Giuseppe, un nome che non era sempre legato a quello di battesimo ma che forse era strettamente connesso al nome del padre del Cristo trasformando la figura in una specie di papà comune. Quasi ogni paese ha il suo zio Giuseppe, il De Martino, da alcune indagini ci dice che un Giuseppe lo Spiritato è lo Zio Giuseppe di Tricarico, mentre ancora fino al secolo scorso a Rionero in Vulture viveva un magaro locale chiamato Zio Giovanni. Michele Melillo ci descrive, in una sua pubblicazione, la casa, ricca di simboli ed elementi cristiani ed esoterici, alcuni ritratti di Dante, una polverosa Divina Commedia.

Ad Albano di Lucania la casa di Zio Giuseppe si trovava tra le murge ai piedi di Castelmezzano.

A Castelsaraceno invece il masciaro si chiama Zio Rocco, mentre uno dei più temuti e riveriti masciari era un certo Giuseppe Cavallero, detto Fieramosca. Questi abitava in un casolare, ad una mezzora di cammino non distante da quello che è il “ponte della vecchia” di Albano.

Questo però non è l’unica costruzione legata alla stregoneria e al demonio, e questo ci permette di introdurre un discorso molto interessante che è quello dei ponti delle streghe o del diavolo. Da sempre il diavolo è legato alla realizzazione di ponti, avveniristiche opere di ingegneria realizzate non per il piacere degli uomini ma per ottenere, attraverso patti di sangue, la loro anima, operazione che non sempre avviene e molto spesso è lo stesso demonio ad essere gabbato. Infatti il folklore attribuisce la possibilità al diavolo, in cambio della realizzazione della via, di far sua l’anima della prima creatura avesse attraversato la costruzione. Ed ecco che puntuale i contadini o gli abitanti del paese fanno attraversare il ponte ad un animale mandando su tutte le furie così il demonio.

Un esempio potrebbe essere Il ponte “del Diavolo” che sorge all’altezza di Borgo a Mozzano, nei pressi di Lucca. Secondo la leggenda, appunto, in cambio dell’aiuto per la realizzazione dello stesso il diavolo chiese l’anima del primo passante. Accettato il patto, una volta terminato il ponte il costruttore aizzò un maiale a correre sul dorso dello stesso costringendo il demonio ad accontentarsi dell’anima dell’animale.  Tutte le tradizioni italiane sono simili, il ponte è sempre costruito in una sola notte e ha sempre la tipica forma a dorso d’asino. Ponti del diavolo sono distribuiti in tutto il territorio nazionale, forse il più famoso è quello del paese di Lanzo, nei pressi di Torino, ove il diavolo avrebbe lasciato addirittura una sua impronta, a Cividale del Friuli, od ancora il Ponte del Torrente d’Elsa in Val d’Aosta. Nella parte opposta dell’Italia, in Campania, e precisamente a San Lupo, lungo la statale che porta a Guardia Sanframondi, esiste un ponte in pietra bianca che la tradizione vuole legato alle janare. E’ da qui che molte di esse, dopo essersi unte con il magico unguento, spiccavano il volo per il noce beneventano. Sotto il ponte ancora oggi sarebbe visibile una pozza, chiamata “ru vurve re l’ infierne” dalla sinistra e tragica Fama. Sempre in Campania, a Cerreto Sannita, sulla strada che dal paese porta a Cusano Mutri troviamo poi il “ponte d’annibale”, noto anche come ponte del diavolo. L’atto stesso di attraversare il ponte richiede scongiuri ed orazioni, molto spesso ancora oggi effettuati dai più anziani abitanti del luogo.

Altro bellissimo ponte era presente a Civita, in Calabria, purtroppo però crollato da diversi anni.

Abbiamo però deciso di introdurre la tematica del ponte qui in Lucania a causa del nome che, a differenza di altri luoghi italiani, lo lega indissolubilmente alle streghe. Così in Basilicata in moltissimi paesi è presente un Ponte del Diavolo. Gli esempi potrebbero essere numerosi, ma ci vogliamo soffermare su uno dei più importanti, almeno per il fatto che è facilmente visibile a tutti. La località è facilmente raggiungibile per mezzo della Basentana“, che vi passa praticamente sopra, rendendolo sì facilmente individuabile, ma anche annullando la bellezza di un’opera così maestosa, è infatti alto metri 22 e lungo 150.

Diverse sono le leggende attorno alla costruzione, si narra che fosse stato costruito da una vecchia baronessa dopo che un suo figlio annegò nel fiume mentre si recava alla scuola di Tricarico. Da qui il ponte prese il nome di: “Ponte della Vecchia”. Altri racconti però parlano di una masciara che viveva nelle vicinanze, e del resto l’epiteto non sarebbe poco appropriato. Il fatto poi che ancora nel secolo scorso guaritori come lo Zio Giuseppe abitavano la zona farebbe pensare ad un’area frequentata da fattucchiere e maghe.

Ancora un ponte del diavolo è presente appena fuori il borgo di Garaguso, e non distante, in quel di Albano di Lucania, il paese della famosa fattucchiera Atonia, troviamo alcune pietre consacrate al demonio.

La località è da sempre luogo sacro legato al culto del betile come testimonierebbero i numerosi graffiti presenti sulle rocce del sentiero che porta alla famosa Pietra del Cappello. I segni, che indicherebbero una presenza umana e sacrale fin dal neolitico, presentano anche un significato cristologico e con forti riferimenti biblici. Il sentiero che si snoda  da circa metà dell’erta strada che conduce al paese, termina così con la “Seggia del diavolo”, una vera e propria panchina composta di schienale e poggiapiedi.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...