La Befana e le Tradizioni Occulte

di Marco Angelo Fasciana

Tutti conosciamo il significato che la religione cristiana ha dato alla festività dell’Epifania ma forse non tutti sanno che dietro c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi. La figura della Befana ha origini antiche, non è solo una vecchietta che cavalca una scopa e riempie le calze di dolciumi nella notte dell’Epifania.

Le sue radici affondano nei culti agrari volti a propiziare la rinascita della natura. Il nome, che è una corruzione lessicale derivante dal greco “epifáneia”, che risalire ai riti propiziatori pagani del X-VI secolo a.C. legati ai cicli stagionali e all’agricoltura, relativi al raccolto dell’anno trascorso, pronto per rinascere come anno nuovo. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio dell’anno con feste in onore al Dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla Dea Strenia (e di qui la parola “strenna” come sinonimo di regalo), queste feste erano chiamate Sigillaria, dove ci si scambiava gli auguri e doni in forma di statuette d’argilla dette “Sigilla”. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri era così radicata, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina. Con tali riti si festeggiava la fine dell’anno solare, il Solstizio Invernale e la ricorrenza del Sol Invictus; la Dodicesima Notte quindi celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. La Befana non è altro che il terzo aspetto della Grande Dea connessa alla natura e alla fertilità, che è Fanciulla, Madre e Vecchia: con il rogo del suo aspetto sterile e invernale, si invita l’anno a compiere una rigenerazione, facendo in modo che la vecchia torni a essere una fanciulla.

Nell’antica Roma Diana era non solo la Dea della Luna, ma anche della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale e alla fine la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e infine le dichiarò “figlie di Satana”. Perché nelle Dodici Notti dopo il Natale, avvenivano processioni di spiriti e queste

cavalcate notturne sono guidate da Diana, e le sue seguaci sono simili a quelle che nel Medioevo verranno additate come Streghe, ovvero donne che conoscono i poteri delle erbe e che spesso sono descritte a cavallo di scope. Molte sono le Dominae collegate alle Dodici Notti (tra il 25 e l’Epifania): Holda, Perchta, Diana, Befana, Vecchia, Morte Befanì, qualunque sia la tua Domina, ricorda di celebrarla come Signora delle Dodici Notti.

In alcune tradizioni si diceva che durante questa notte arrivassero due Befane:una buona che riempiva le calze dei bambini con regali e cose buone,e quella cattiva che tutti temevano: perché arrivava in volo con una falce in una mano e nell’altra un pezzo di carbone nero per segnare tutte le porte di quelli che sarebbero morti entro l’anno. Come accadde a molti altri culti pagani,

non potendo cancellarli del tutto, la Chiesa li assorbì, e così la Befana divenne la vecchia signora in perenne viaggio che porta delizie a chi era stato buono e il carbone per chi era cattivo.

L’aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare, così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare dei fantocci vestiti di abiti logori, dall’inizio dell’anno. Dall’antico rito

del falò, deriverebbe dunque il carbone –  o anche la cenere – inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell’ottica morale cattolica dei secoli successivi, nella calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone per punire i bambini che si erano comportati male durante l’anno precedente: quando la sua funzione era di accendere appunto il fuoco ma anche di alimentarlo: rappresentando un nuovo inizio e il continuo ciclo di rinnovo delle stagioni. Mentre la calza, che veniva colmata di dolci, richiamava un auspico di fertilità e di abbondanza alla persona cara.

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