Stregoneria Tradizionale Italiana e le sue figure regionali

A cura di Marco Angelo Fasciana

Spesso sulla Stregoneria ci sono poche informazioni e la maggior parte delle volte molto confuse.   Il termine “Stregoneria”:  deriva da strix, che in greco associamo a “strillo” o “stridere” e identifica anche una serie di uccelli notturni, gli strigiformi (chiamati cosi perché strillano nella notte). Immaginiamo la figura della Strega come una donna che usciva nelle ore notturne, di nascosto,                  per riunirsi ad altre in brughiere appartate, ed eseguivano delle pratiche: una di questa era   lo spogliarsi dei vestiti attorno ad un fuoco, simboleggiando quindi la ritrovata “libertà” che  di giorno non avevano per sentirsi più libere in un momento storico oppressivo come il Medioevo. Nella Stregoneria, sebbene esaltino le vicende femminili, abbiamo richiami che non era appannaggio esclusivamente delle donne ma, anzi, anche gli uomini potevano essere additati come Stregoni e quindi individui che partecipavano ai medesimi ritrovi e praticavano sortilegi.

Siamo spesso convinti di vedere la Stregoneria con un accezione negativa ma nei giorni nostri vuole essere solo una terminologia che evoca rispetto a tutte quelle persone che per aver semplicemente cercato di essere più libere, sono finite torturate o peggio arse sul rogo. E sono state migliaia nel giro di pochi secoli. Persone non comuni, sensibili ed a stretto contatto con la Natura che fa da Maestra, proprio come per gli Sciamani. Eppure Sciamanesimo e Stregoneria vanno di pari passo perché se è vero che lo Sciamano che ha un contatto diretto con gli Spiriti  della Natura; questo lo è pure la Strega o Stregone, “sciamani” di quel e del nostro tempo. La Tradizione Italiana è la diretta erede delle Antiche Religioni Politeistiche che si praticavano  nel territorio. Essa è costituita dalla sopravvivenza, in epoca cristiana, di culti e usi religiosi pagani, di cui reminiscenze possono essere scovate nel folclore, nelle tradizioni e nei racconti popolari.

Questa Via è molto eterogenea in quanto i suoi culti, Divinità e pratiche possono variare considerevolmente da regione a regione, senza contare le innumerevoli tradizioni ereditarie,   la maggior parte delle quali sono purtroppo morte con l’avanzare del tempo. Tuttavia vi sono dei punti in comune in quasi tutte le sue varianti come ad esempio la struttura  del Sabba, componenti sciamaniche quali il “volo in spirito” o la trance, il lavoro con il Famiglio (un servitore animale di Stregoni e Streghe), il Culto degli Antenati e quello dei Numi. Proprio in quanto sopravvivenza dei Culti Pagani praticati in antichità su tutto il territorio italico, il pantheon della Tradizione Italiana coincide con quelli dei popoli che si stabilirono su di esso, come ad esempio quello Romano, Greco, Etrusco, Celtico e di molte altre civiltà.

Per questo la Tradizione Italiana non è omogenea, anzi, vi sono numerose forme in cui essa si è tramandata. Tra le più importanti storicamente e antropologicamente sono le varie sotto-tradizioni regionali, dov’è possibile notare le differenze anche significative da Regione a Regione.

Legata alla Tradizione Italiana in maniera indissolubile, la Stregoneria è spesso trattata in maniera fuorviante, tale da far perdere il significato stesso della parola. La Stregoneria è un’arte magico-religiosa, si tratta dell’utilizzo di rituali e pratiche specifiche per ottenere un cambiamento della realtà, richiedendo, nella maggior parte dei casi, l’ausilio a Spiriti o ai propri Numi. Vedremo ora alcuni esempi della tradizione magico-popolare di alcune Regioni:

Nel Piemonte e nella Valle d’Aosta si trovano il Mascone e la Masca, i cui nomi derivano probabilmente dal longobardo maska, che indica l’anima di un morto o dal provenzale mascar, borbottare, nel senso di borbottare incantesimi. Secondo la tradizione, l’iniziato eredita da nonna   a nipote o da madre a figlio/a i suoi poteri sovrannaturali e il Libro del Comando, un grimorio contenente le formule e gli incantesimi da incantatore. Andrea Romanazzi, nel libro “Guida alle streghe in Italia”, parla dei processi inquisitori in cui le streghe descrivono il proprio Dio alla maniera di Pan e Cernunnos, non a caso l’autore lega questa figura all'”Homo Selvaticus”,   figura che si ritrova anche nel folclore locale, dove questa tradizione, profondamente radicata nella cultura popolare, è diffusa in un’area che più o meno coincide con quella di influsso celtico.

Derivante da Divinità celtiche, forse assorbite nel pantheon romano, come Cernunnos, Pan, Silvano,  l’Uomo Selvatico sarebbe stato dunque in compagnia, secondo Donato Bosca, della Grande Madre, data la derivazione delle Masche con le sacerdotesse celtiche che lo scrittore suggerisce.

In Lombardia le streghe vengono chiamate Strie, vocabolo da cui poi deriva “striaria”,  termine dialettale che significa “stregoneria”. Proprio in questa regione, a Bergamo, è nata la maschera di Arlecchino, che, secondo alcuni studiosi, testimonierebbe il culto di Bacco o Pan/Luperco, infatti il suo abbigliamento e il suo aspetto richiamerebbero i costumi di sacerdoti precristiani che si imbrattavano il volto in occasione di alcune feste legate al Bacco romano.    Non a caso altre figure lombarde, come i Krampus, raffigurati come demoni in compagnia  di San Nicolò e che nella tradizione sono giovani uomini travestiti da diavoli la sera del 5 dicembre, sono ricollegabili anch’essi con Pan/Fauno. Stessa cosa con il Badalisc, un essere mitologico che vive nei boschi, rappresentato come un essere dalla grossa testa, in legno e ricoperta di peli di capra, delle piccole corna e un’enorme bocca e degli occhi fiammeggianti.

Nel folklore del Trentino vi sono le Anguane. Probabilmente derivanti dalle “Adganae”, le Matrone Celtiche, sono degli Spiriti dell’acqua che nella leggenda possono mescolarsi agli uomini e talvolta sposarli, tanto che sia in Veneto che in questa regione vi sono svariate storie di matrimoni tra umani e Anguane. Ad esse si facevano offerte propiziatorie, anche di piccoli oggetti, mentre il rito sacrale vero e proprio si svolgeva sulla dorsale della vale o in una radura con fuochi e libagioni.    Il loro corrispettivo maschile sono i Salvans, uomini selvaggi e pelosi, che abitano nei boschi e  sulle montagne e anche qui troviamo lo spiritello Salvanèl. Entrambe le figure probabilmente derivano dal Dio Silvano e fanno pensare ad una sopravvivenza del suo culto in questi luoghi.

Anche nel Veneto, le streghe vengono chiamate “Bele Butèle” (cioè “belle ragazze”),   nel mito vengono associate a un tipo di fate, delle ninfe dell’acqua (a volte vengono viste solo come entità dell’acqua, altre sia questo tipo di spirito che streghe) e secondo la tradizione abitano in varie cavità naturali (spurghe, busi, còvoli), che si trovano disseminate un po’ ovunque  su montagne e colline. Operavano prevalentemente di notte, soprattutto con la luna piena,                          e si ritiravano scomparendo senza lasciare alcuna traccia al mattino. Altre figure pagane riscontrabili nel folklore veneto sono il Massàriol, conosciuto anche con i nomi di Matharol, Marsiòl, Salvanèl e Sanguanèl, un folletto delle campagne e dei boschi che compie burle e dispetti sia agli uomini sia agli animali, che ricorda molto i Satiri e Divinità silvestri come Silvano (come suggerito anche dal nome, Salvanèl o Salbanello).

Secondo la tradizione Friulana, i Benandanti, erano degli stregoni nati con la camicia  (cioè con la placenta), che potevano vedere i morti che combattevano con lo spirito durante   le quattro tempora prima contro gli spiriti maligni, poi contro le streghe.

Secondo vari studiosi,  tra cui Romanazzi, questi combattimenti erano sicuramente il ricordo di antichi riti agrari, infatti   la vittoria o la sconfitta nello scontro poteva assicurare fertilità ai campi o, in caso contrario,                   un periodo di ristrettezze. Si potrebbe così rivedere, in questo “scontro”, una riproposizione  di rituali agrari ben più antichi e legati a quello che il Frazer definirebbe “Spirito Arboreo”,   spesso identificato come l’aspetto maschile del culto primigenio della Grande Madre.

In Liguria le streghe vengono chiamate Bagiue o Bazure e si dice che le fattucchiere di tutta   la regione si riuniscano nelle notti tra il mercoledì e il giovedì e quelle tra il venerdì e il sabato, portando scope e bastoni su cui vengono fissate delle candele. Secondo Romanazzi,  nel territorio ligure è sempre stato presente il culto della Grande Madre, con divinità come  Holda, Trozar e Padellar. Oltre a queste Dee, il culto del Dio celtico Penn, protettore dei viandanti oltre che Divinità delle alture e delle montagne, è testimoniato dal nome dei monti Penna,  Pennino e dagli stessi Appennini. La sua adorazione fu sostituita e cancellata dai romani attraverso un’operazione di sincretismo con Giove Pennino.

In Abruzzo, ogni primo giovedì di Maggio, a Cocullo, si celebra la Festa di San Domenico  di Sora Abate, dove dei serpenti vengono segnati sulla testa e, dopo la messa, posati sul capo del santo che con questo “ornamento” viene portato in processione al suono della banda per tutto il paese fino a raggiungere la sommità, per ricevere l’omaggio dei fuochi pirotecnici. In realtà questi rituali sono molto più antichi, e il culto del santo deriva da quello di Angizia (dal latino angius, serpente), una Dea dei Marsi, un popolo italico situato anticamente in quei luoghi, legata   alle streghe, alla magia, ai veleni, alle loro cure e ai serpenti. Con l’arrivo dei Romani, la figura   di Angizia fu affiancata da quella di Asclepio (o Esculapio), Divinità anch’essa legata ai serpenti    e alla guarigione. Una leggenda vuole che, mentre la nave con i serpenti di Esculapio viaggiava per Roma, uno di questi cadde in mare per arrivare, proprio a Cocullo, ove ancora oggi si venera questo “culto” del serpente. Oltre a quello di S. Domenico, di derivazione pagana, sempre in Abruzzo  vi è anche il culto di San Michele Arcangelo. Questi, venerato soprattutto dalle comunità pastorali, ha sostituito la precedente divinità precristiana, Ercole Curino. La sovrapposizione è dovuta  sia ad affinità iconografiche (la clava che Ercole brandisce e la spada impugnata da S. Angelo)   che mitologiche (l’uno uccisore di mostri, l’altro del demonio).

In Campagna e in Molise vi è una particolare variante della strega, la Janara.

Nata inizialmente come demone e solo successivamente associata alla “Magara”, la Janara è una donna che nasce   in luna piena, a Natale o che riceve le proprie conoscenze magiche in questo giorno. Secondo  la credenza, per scoprire chi sia la Janara o il Maone (il suo corrispondente maschile),  una persona, durante la funzione della notte di Natale, deve entrare in chiesa vestita da mietitore.            In sua presenza, infatti, le streghe non possono uscire dall’edificio, rivelando così la loro identità. Allontanandoci dalla leggenda, la parola “Janara” molto probabilmente deriva da “Dianara”, ovvero seguace di Diana, il cui culto, in epoca romana, era molto diffuso in questi territori.

In Calabria le fattucchiere si chiamano “Magare”, conoscono i segreti delle erbe, di sortilegi e iettature, che sanno sia togliere che inviare. Ad Amendolara, durante la giornata dedicata a sant’Antonio Abate, era costume far riposare gli animali da soma, portandoli in luoghi sacri, adornandoli di ghirlande e nastri. Questo aspetto ricorda particolarmente le feste dei Consualia, dedicate a Nettuno Equestre e al Dio del consiglio, della terra e della fertilità Conso. Altri rimandi le troviamo nel “pianto rituale” dove al defunto venivano messi degli spiccioli nella bara,  i quali ricordano fortemente il famoso obolo che i greci mettevano sotto la lingua per pagare Caronte, il traghettatore dell’Aldilà. A Cosenza era costume imbandire, così come accadeva nell’antica Grecia, dei banchetti in onore ai defunti che ricorda il culto delle cene di Ecate.

In Puglia le streghe vengono chiamate Masciare o Stiare, secondo la leggenda le Stiare sono donne che hanno il potere, con l’uso di speciali unguenti, di trasformarsi in gatti e andare a ritrovarsi  di notte sotto un grande albero di noci per ballare e divertirsi; i loro interventi sono dannosi  e possono portare, talvolta, alla morte. Le Masciare hanno le stesse capacità delle prime,  delle quali sono la versione benefica: tolgono il malocchio, operano per il bene, anche se a volte questa distinzione è assente e per la storia delle trasformazioni feline vengono chiamate “Gatte Masciare”. La danza tradizionale pugliese, la pizzica, e il tarantismo da cui proviene, deriverebbero secondo molti dai rituali dionisiaci, successivamente cristianizzati sostituendo Dioniso con San Paolo come patrono dei tarantolati, coloro che erano punti dalla tarantola e, secondo la tradizione, potevano guarire solo attraverso la danza.

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